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Fatti non foste a viver come bruti: il valore professionale della conoscenza

Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza“. Così Ulisse si rivolge al suo fedele equipaggio poco prima di attraversare le Colonne d’Ercole (lo stretto di Gibilterra), il “confine da non superare”, il “limite della terra“.

Siamo nel canto ventiseisimo dell’Inferno, Dante si trova ad avere a che fare con i “consiglieri di frode”. Tra questi anche Ulisse, colui che ha ordito l’inganno del cavallo di Troia, un incontro che è occasione per il sommo poeta di riflettere su intelletto e conoscenza. Ecco, la conoscenza, il sapere, ciò può rendere unico e distintivo l’essere umano, in ambito personale e professionale.

Fatti non foste a viver come bruti: investire in conoscenza è investire su stessi

Il desiderio di conoscenza dovrebbe essere uno dei motori principali della mente umana: “fatti non foste a viver come bruti”, così parlò Dante attraverso la bocca di Ulisse. “Dovrebbe” perché “conoscere” è faticoso, richiede determinazione e forza di volontà. Voler conoscere, essere “curiosi”, non è un meccanismo automatico e meccanico. Se nella vita personale conoscenza è sinonimo di “esperienza”, di situazioni vissute, di capacità di elaborare al meglio eventi passati, in ambito professionale a tutto questo si deve aggiungere la conoscenza puramente “teorica”. Conoscere la materia e gli strumenti è fondamentale per poter affrontare problemi e risolvere situazioni cercando di limitare il più possibile gli errori. Se si vuole individuare la strategia migliore, se si vuole essere “credibili” e affidabili è necessario investire in conoscenza. Certo, questo richiede tempo, fatica, determinazione, forza di volontà, è come dover tornare a scuola ogni maledetto giorno ma penso che investire in conoscenza sia il miglior modo per investire su se stessi.

L’importanza del vero “maestro” nel trasmettere conoscenze

Apprendere è faticoso. Determinazione e forza di volontà sono due aspetti cruciali ma un terzo elemento fondamentale è rappresentato dal “maestro”, o meglio “i maestri”. Sì, perché non si può imparare tutto da soli. Attenzione, questo non significa aspettare che qualcuno venga a dirci cosa fare e come farlo. Al contrario, apprendere significa osservare, guardarsi intorno: monitorare come lavorano le persone che ci stanno a fianco, osservare e immagazzinare come si muovono nel loro territorio le “persone che ne sanno più di noi” (giusto per dirla alla teenager). Imparare dai professionisti osservandoli in azione, questo il mio credo. Nella vita professionale la qualità delle persone che si incontrano è fondamentale e per mia fortuna ho sempre avuto, e ancora oggi ho, la fortuna di lavorare con persone estremamente competenti, professionisti che spesso si sono fatti da soli, gioendo e soffrendo sulla loro pelle. La fortuna più grande, però, a oggi è quella di aver trovato persone che non mi hanno insegnato qualcosa ma ogni giorno mi hanno aiutato a imparare qualcosa. E la differenza è fondamentale perché, come disse Confucio:

“da un pesce a un uomo e lo nutrirai per un giorno; insegnagli a pescare e lo nutrirai per tutta la vita”.

Simone

Laureato in Scienze della Comunicazione e Comunicazione Pubblica mi occupo di copywriting, web e social media marketing. Faccio parte dei "folli freelance del web"...